Padre Pio da Pietralcina
Francesco Forgione was born to Grazio Mario Forgione (1860–1946) and Maria Giuseppa de Nunzio Forgione (1859–1929) on May 25, 1887 in Pietrelcina, a farming town in the Southern Italian region of Campania. His parents made a living as shepherds. He was baptized in the nearby Santa Anna Chapel, which stands upon the walls of a castle. His parents had two other children who died in infancy. When he was baptised, he was given the name Francesco, which was the name of one of these two. He claimed that by the time he was five years old he had already taken the decision to dedicate his entire life to God. He is also said to have begun inflicting penances on himself and to have been chided on one occasion by his mother for using a stone as a pillow and sleeping on the stone floor. He worked on the land up to the age of 10, looking after the small flock of sheep the family owned. This delayed his education to some extent. As a youth he claimed to have experienced heavenly visions and ecstasies. In 1897, after he had completed three years at the public school, Francesco was drawn to the life of a friar after listening to a young Capuchin friar who was, at that time, seeking donations in the countryside. When he expressed his desire to his parents, they made a trip to Morcone, a community 13 miles (21 km) north of Pietrelcina, to find out if their son was eligible to enter the Capuchin Order. The monks there informed them that they were interested in accepting Francesco into their community, but he needed more education qualifications. To commence his six year study for priesthood and to grow in community life, he travelled to the friary of St. Francis of Assisi by oxcart. Three years later on January 27, 1907 he made his solemn profession. In 1910, Brother Pio was ordained a priest by Archbishop Paolo Schinosi at the Cathedral of Benevento. Four days later, he offered his first Mass at the parish church of Our Lady of the Angels. His health being precarious, he was permitted to remain with his family until early 1916 while still retaining the Capuchin habit. On September 4, 1916, Padre Pio was ordered to return to his community life. Thus he was moved to an agricultural community, Our Lady of Grace Capuchin Friary, located in the Gargano Mountains in San Giovanni Rotondo. Along with Padre Pio, the community had seven friars. He stayed at San Giovanni Rotondo till his death, except for his military service. When World War I started, four friars from this community were selected for military service. At that time, Padre Pio was a teacher at the Seminary and a spiritual director. When one more friar was called into service, Padre Pio was put in charge of the community. Then, in the month of August 1917 Padre Pio was also called to military service. Although not in good health, he was assigned to the 4th Platoon of the 100th Company of the Italian Medical Corps. Although hospitalized by mid-October, he was not discharged until March 1918, whereupon he returned to San Giovanni Rotondo and was assigned to work at Santa Maria degli Angeli (Our Lady of the Angels) in Pietrelcina. Later, in response to his growing reputation as a worker of miracles, his superiors assigned him to the friary of San Giovanni Rotondo. In all, his military service lasted 182 days. Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità ed obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Tre giorni dopo si recò a Sant'Elia a Pianisi per intraprendere gli studi ginnasiali. Il 27 gennaio 1907 emise la professione dei voti solenni. Seguì studi classici e di filosofia e nel novembre del 1908 raggiunse Montefusco, dove proseguì i suoi studi di teologia. Il 18 luglio del 1909, ricevette l'ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910 nel Duomo di Benevento, da mons. Paolo Schinosi. In questi anni è attestata la comparsa sulle sue mani delle stimmate, che lo caratterizzeranno per il resto della vita. Ne diede comunicazione per la prima volta l'8 settembre del 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: qui il frate parla di un fenomeno che si va ripetendo da quasi un anno, taciuto soltanto perché vinto "sempre da quella maledetta vergogna" (Epist. I, 234). Il 7 dicembre 1911 Padre Pio fece ritorno a Pietrelcina per ragioni di salute, restandovi, salvo qualche breve interruzione, sino al 17 febbraio 1916 (Diario A, 255). Sempre a causa della sua salute cagionevole, il 25 febbraio 1915 ottenne il permesso di risiedere fuori dal convento, presso la sua casa natale, mantenendo l'abito cappuccino. Il 10 ottobre 1915 fra Pio rispose alle domande perentorie, rivoltegli da padre Agostino da San Marco in Lamis, affermando di aver ricevuto le stimmate, "visibili, specie in una mano", e che, pregando il Signore, il fenomeno scomparve, ma non il dolore che rimase "acutissimo" (Epist. I, 669). Rivelò anche di aver subìto quasi ogni settimana, da alcuni anni, la coronazione di spine e la flagellazione (Ibidem). Sempre lo stesso anno, il 6 novembre, fu chiamato alle armi e si presentò al distretto militare di Benevento (Epist: I, 684-686). Il 6 dicembre venne assegnato alla decima compagnia sanità di Napoli. Svolse il servizio con molte licenze per motivi di salute sino ad essere definitivamente riformato tre anni più tardi, a causa di una broncoalveolite doppia, il 16 marzo 1918 con determinazione del direttore dell'ospedale principale di Napoli (Epist. I, 1005). Nel frattempo, il 17 febbraio 1916 fra Pio giunse a Foggia, restandovi sette mesi circa e dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del 28 luglio, accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, fra Pio arrivò per la prima volta a San Giovanni Rotondo. Pur sentendosi meglio in questo luogo, dopo una settimana circa scese di nuovo a respirare l'aria afosa di Foggia, poiché il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire (Epist. I, 796s). Fra Pio il 13 agosto scrisse perciò al provinciale, chiedendo di "passare un po' di tempo a San Giovanni Rotondo", dove Gesù gli assicurava che sarebbe stato meglio, per sollevare un po' il fisico e tenersi pronto ad altre prove alle quali Egli volesse assoggettarlo (Epist. I, 798). Il 4 settembre 1916 tornò quindi "provvisoriamente" al convento di San Giovanni Rotondo, aspettando l'arrivo del padre provinciale, per la decisione della sua stabile dimora. Fra Pio venne infine lasciato in questo convento, con l'ufficio di direttore spirituale del seminario serafico (Epist. I, 815ss). Nell'agosto del 1918 fra Pio affermò di avere le prime visioni di un personaggio che lo trafiggeva con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta. Poco tempo dopo, in seguito ad una ulteriore visione, fra Pio affermò di aver ricevuto delle stigmate. Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare santità, o come una patologia della cute (per es. piaghe da psoriasi), o come auto-inflitte. Le prime manifestazioni risalgono al 1910 quando il religioso, a causa della sua inspiegabile malattia, aveva lasciato il convento e viveva a casa sua a Pietrelcina. Ogni giorno, dopo aver celebrato la messa, se ne andava in una località della campagna detta Piana Romana, dove suo fratello Michele aveva costruito una capanna per permettergli di pregare e meditare restando all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati. Al suo confessore rivelò che il fenomeno delle stigmate cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del 7 settembre 1910. Il fenomeno si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre 1911, allora il frate scrisse al suo direttore spirituale: In mezzo al palmo delle mani è apparso un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte ed acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra. Anche sotto i piedi avverto un po' di dolore. Allo stesso tempo cominciarono a circolare voci secondo le quali il suo corpo aveva cominciato ad emanare un inspiegabile profumo di gelsomino. Il primo medico a studiare le stigmate di Padre Pio fu il professore Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di Barletta, per ordine del padre superiore Provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio 1919. Nella sua relazione fra le altre cose scrisse: «Le lesioni che presenta alle mani, sono ricoperte da una membrana di colore rosso bruno, senza alcun punto sanguinante, niente edema e niente reazione infiammatoria nei tessuti circostanti. Ho la certezza, che quelle ferite non sono superficiali perché, applicando il pollice nel palmo della mano e l'indice sul dorso e facendo pressione, si ha la percezione esatta del vuoto esistente.» Due mesi dopo, il 26 luglio, arrivò a San Giovanni Rotondo il professore Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma. Le sue considerazioni mediche non si discostarono da quelle del prof. Romanelli, in più però affermò che secondo lui quelle stigmate erano cominciate come prodotti patologici (necrosi neurotonica multipla della cute) ed erano state completate, forse inconsciamente per un fenomeno di suggestione, o con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio. Nel 1920 padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e consulente del Sant'Uffizio, fu incaricato dal cardinale Merry Del Val di visitare Padre Pio ed eseguire “un esame clinico delle ferite”. Il Segretario del Sant'Uffizio, chiamato in causa per via dei sospetti su presunte attività scandalose del cappuccino, scelse il Gemelli, è dato supporre, sia per le sue conoscenze scientifiche di altissimo livello, sia per i suoi studi specialistici sui "fenomeni mistici", che aveva condotti sin dal 1913. Come risultato di questa vicenda, il 31 maggio 1923, arrivò un Decreto vero e proprio in cui si pronunciava la condanna esplicita. Il Sant'Uffizio dichiarava <non constatare la soprannaturalità> dei fatti legati alla vita di padre Pio ed esortava i fedeli a non credere e a non andare a San Giovanni Rotondo. Il decreto venne pubblicato dall'Osservatore Romano, organo di stampa del Vaticano, il 5 luglio successivo e subito ripreso dai giornali di tutto il mondo. Padre Pio era dichiarato ufficialmente un'imbroglione ed un'impostore. Il 15 dicembre del 1924 il dottor Giorgio Festa, chiese alle autorità ecclesiastiche l'autorizzazione a sottoporre il Padre ad un nuovo esame clinico per uno studio ulteriore e più aggiornato, ma non l'ottenne. Nel 1933 Pio XI revocò le restrizioni precedentemente imposte a padre Pio. Una fonte indipendente suggerisce però che, formalmente, il decreto ufficiale di sconfessione di Padre Pio non sarebbe mai stato revocato. Infatti il Sant'Uffizio non ritrattò i suoi decreti e, ufficialmente, padre Pio continuò a essere condannato dalla Chiesa. A San Giovanni Rotondo accorrevano comunque gente comune, ma anche personaggi famosi. Nel 1938 arrivò Maria José di Savoia che volle farsi fotografare accanto a padre Pio. Giunsero i reali di Spagna, la regina del Portogallo in esilio, Maria Antonia di Borbone, Zita di Borbone-Parma, Giovanna di Savoia Ludovico di Borbone Parma, Eugenio di Savoia e tanti altri. Nel 1950 il numero di persone, in particolare donne, che si volevano confessare era talmente imponente, che venne organizzato un sistema di prenotazioni. Il 9 gennaio 1940 iniziò la costruzione del grande ospedale Casa Sollievo della Sofferenza con le offerte dei fedeli provenienti da tutto il mondo. Successivamente, Papa Giovanni XXIII ordinò ulteriori indagini su Padre Pio, inviando mons. Carlo Maccari: nello spirito del Concilio Vaticano II si voleva intervenire con decisione verso forme di fede popolare considerate arcaiche. All’inizio dell’estate 1960, Papa Giovanni viene informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant'Uffizio, del contenuto di alcune bobine audio registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi Roncalli assume informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, si è appuntato i nomi di tre fedelissime: Cleonice Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa. I sospetti di Papa Giovanni XXIII, che non aveva ascoltato le bobine (si vera sunt quae referentur), vennero comunque fugati l'anno seguente dall'arcivescovo di Manfredonia, mons. Andrea Cesarano. Nel 1964, il nuovo Papa Paolo VI concesse personalmente, ma ufficiosamente, a Padre Pio da Pietrelcina l'Indulto (reintegro) per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la Santa Messa secondo il rito di San Pio V, sebbene, dalla Quaresima del 1965 fosse in attuazione la riforma liturgica. Contemporaneamente, molteplici attività finanziare gestite da Padre Pio passarono in gestione alla Santa Sede. Il 23 settembre 1968 Padre Pio morì all'età di 81 anni. Ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia e del mondo. |





